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Didattica

L’IVrR, da sempre rappresentato da Gianluigi Miele, è interessato a promuovere l’utilizzo delle videointerviste e dei documentari nella didattica della storia.
Tante le ragioni a supporto di questa scelta, che nelle scuole porta inevitabilmente con sé una didattica:
imperniata sulla ricerca e sul confronto con le fonti (scritte, orali, ma anche, appunto, iconografiche e documentaristiche)
impegnata nella scoperta e valorizzazione di queste fonti, magari “minori”, ma legate al territorio e all’esperienza dei ragazzi
Una didattica, quindi, che innalza la storia dal piano della semplice accoglienza passiva di nozioni, al piano del fare, con tutto ciò che questo comporta in termini di acquisizione di competenze, anziché di semplici conoscenze.
Nei lavori presentati quest’anno questo lavoro era palpabile e ben documentato sul piano didattico. Al tempo stesso, il frutto di questo lavoro è già “ricostruzione” e “documentazione” storica.
È un tipo di didattica che risponde alle sfide educative che ci aspettano.
Sappiamo tutti le grandi potenzialità offerte dalla rete quando si cercano informazioni. La rete diventa però la “fonte” privilegiata di narrazione, e rischia di restare l’unica, con i rischi che questo comporta e che spesso vediamo nei nostri ragazzi:
l’idea di “ricerca” come semplice stampa del primo documento trovato sul web che sia vagamente in tema con l’argomento da trattare
l’appiattimento sullo stesso piano delle informazioni acquisibili, senza filtri o categorie che ne permettano l’intelleggibilità
un annullamento delle dimensione temporale, con la percezione di una sorta di presente continuo, in cui nulla si sedimenta, ma tutto scorre rapidamente
la percezione della realtà virtuale come fotografia della realtà tout court, con pericolo di confusione, sostituzione/sovrapposizione della prima alla seconda
In questo contesto, oggi più che mai i nostri ragazzi hanno bisogno di:
– una narrazione, che restituisca la diacronicità e un senso (cioè un’interpretazione) alla storia (nesso memoria/storia/storia orale)
– confrontarsi con “luoghi” che permettano di tornare alla realtà delle esperienze vissute (luoghi come luoghi della memoria)
Di più.
Sommersi, come sono, da una sovrabbondanza di stimoli proprio sul piano visivo e multimediale, i nostri studenti hanno bisogno di un’educazione all’immagine. Nonostante il carattere dominante assunto da tempo dalle immagini cinematografiche e televisive nell’ambito della comunicazione, non c’è nella scuola alcun iter formativo in questo senso. E invece c’è bisogno di imparare a leggere e a usare i nuovi linguaggi legati alla multimedialità, che, come tutti i linguaggi, hanno una grammatica e una sintassi, hanno delle regole per affrontare il loro utilizzo. Di nuovo, l’esperienza che avete messo in atto va proprio in questa direzione. Permette di “smontare” la scatola (tv o computer che sia) e mettercisi “dentro” o, ancor meglio, “dietro”. E tanto più si riesce e riuscirà a discutere e a costruire insieme questi “prodotti”, tanto più sarà possibile diventare consapevoli dei “punti di vista”, ovvero delle scelte che orientano e indirizzano – anche se a volte inconsapevolmente – il loro farsi narrazione.
Domande che vi poniamo:
Quali i supporti di cui c’è bisogno?
Cosa si può fare per migliorare sempre più la qualità?
Come riuscire a creare occasioni di formazione e autoformazione fra docenti animati dalla passione per la Storia e le sue storie?
Quali i temi? Alcune idee:
Viaggi-migrazioni
Lavoro-lavori
Libertà-democrazia
Conflitti
Per finire, vi riporto una citazione dal libro edito dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, Fare storia, crescere cittadini (a cura di A. Delmonaco) che mi piace condividere con voi e che restituisce il senso del “fare storia”, appunto:
“Alcuni, in ragione della rapidità dei cambiamenti, sono portati a pensare il nostro tempo come qualcosa di troppo lontano e diverso dal passato per poter attingere da esso qualche insegnamento, come se la rapidità del viaggio rendesse indifferente il contesto dentro cui esso si compie. E non si accorge che nella marcia rapida continuamente si aggiungono persone che prima non c’erano, e continuano a viaggiare passeggeri che vengono da lontano. Le storie degli uni e degli altri sono diverse, ma ignorarle non migliora la qualità del viaggio, soprattutto quando, all’improvviso e in modo inatteso, questo presenta difficoltà e costringe a prendere decisioni sulla strada da percorrere”.
Nadia Olivieri

 

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